La risonanza fa male? Quanto dura? Cosa si sente?

Non fa male

La risonanza magnetica lavora con un campo magnetico e onde radio. Non ci sono aghi, non ci sono radiazioni, non si sente nulla sul corpo. L’unica cosa che chiede è di restare fermi per la durata dell’esame, perché il movimento sfoca le immagini.

Se hai un dolore acuto all’articolazione, la posizione può essere fastidiosa da tenere: dillo al personale prima di cominciare, si può trovare un appoggio più comodo.

Quanto dura

Per una risonanza articolare aperta, circa 20 minuti. Il tempo dipende dal distretto e dalle sequenze che il radiologo decide di acquisire. Conta anche il tempo per sistemarsi: in tutto, dall’arrivo all’uscita, calcola mezz’ora.

Cosa si sente

Il rumore. La macchina produce colpi e ronzii ritmici mentre acquisisce le immagini: è normale, e nell’aperta è meno intenso che nel tunnel. Se vuoi, puoi usare i tappi.

Nell’apparecchiatura aperta il resto del corpo è fuori dal magnete: puoi vedere la stanza e, se serve, parlare con chi ti assiste.

Cosa fare prima

Per la risonanza delle articolazioni non serve preparazione: niente digiuno, nessun farmaco da sospendere. Vieni all’orario dell’appuntamento.

Lascia fuori dalla sala tutto ciò che è metallico o magnetico: orologio, anelli, cintura, telefono, carte con banda magnetica. Se hai un pacemaker, una protesi o altri impianti, dillo al momento della prenotazione: lo verifichiamo prima di fissare l’appuntamento.

E dopo

Esci e riprendi la tua giornata. Le immagini su CD le porti via subito; il referto arriva entro 24 ore. Se il medico ti ha chiesto la risonanza per decidere una terapia, porta immagini e referto alla visita successiva.

Risonanza aperta o ad alto campo: che differenza c’è, e quando basta l’aperta.

Cosa vuol dire «alto campo»

Il campo magnetico si misura in tesla. Le risonanze «chiuse» ospedaliere lavorano di solito a 1,5 o 3 tesla: sono le macchine a tunnel, in cui entra tutto il corpo. Servono per l’encefalo, la colonna, l’addome, il cuore, e per studi che richiedono molto dettaglio o mezzo di contrasto.

Un campo più alto dà, a parità di condizioni, immagini più dettagliate. Ma «a parità di condizioni» è la parte che conta: una macchina dedicata a un distretto piccolo lavora in condizioni diverse da una macchina generalista.

Cosa vuol dire «aperta»

Le risonanze aperte per le articolazioni sono macchine a basso campo, progettate per un compito solo: ginocchio, caviglia, piede, polso, mano, gomito. Il magnete è piccolo e avvolge solo l’arto. Il resto del corpo resta fuori, in una stanza normale, e non c’è tunnel.

Per questo sono la scelta naturale per chi soffre di claustrofobia, per chi ha difficoltà a restare sdraiato dentro un tubo per mezz’ora, e per chi ha bisogno di un esame rapido: circa 20 minuti.

Quando basta l’aperta

Per la maggior parte delle domande che il medico fa a un’articolazione — un menisco, un legamento, un tendine, la cartilagine, un edema osseo dopo un trauma — una risonanza articolare dedicata risponde bene. Le bobine sono costruite attorno a quel distretto e le sequenze sono pensate per quelle strutture.

È il medico che prescrive l’esame a sapere cosa cerca. Se la prescrizione dice «risonanza del ginocchio» senza altre specifiche, l’aperta è quasi sempre adeguata.

Quando serve l’alto campo

Quando il distretto non è un’articolazione periferica: colonna, encefalo, addome, bacino, spalla in molti casi. Quando serve il mezzo di contrasto. Quando il medico chiede esplicitamente un esame ad alto campo per una domanda diagnostica precisa.

In questi casi non è una questione di comfort: è la macchina giusta per quella domanda, e ti indirizziamo altrove.

Come scegliere, in pratica